06 October 2011

I racconti del sangue e dell'acqua



Tredici racconti, un tema, il sangue e l’acqua. Due termini caratterizzati da una forte simbologia, impiegati come modelli di mondi possibili, per dirla alla Umberto Eco, elementi impiegati nel quadro di un linguaggio utilizzato dall’autore come medium universale. Sono il sangue e l’acqua. Il sangue, simbolo di vita, essenza fisica e spirituale dell’uomo, veicolo di significati profondi, metafora di morte e rinascita. L’acqua che rappresenta nella tradizione orientale l’agitazione della superficie e l’immobilità del profondo, la trasparenza da un lato e il mistero dall'altro, il tao, una parte chiara, il maschile e una parte nera, le tenebre, il femminile.
Poi, c’è la scelta del termine ciclo, a indicare una religiosità, una ritualità ancestrale, passata, sopravvissuta e descritta come ciò che, seppur sepolto nella memoria, non si esaurisce ma si perpetua all’infinito nel tempo, nello spazio, si compie, si esplica, si completa, nella caverna

Grafica/copertina: Laura Platamone


segreta della coscienza, arrivando nuovamente alla fonte e originando quasi un ritmo divino atto a scandire l’eternità del divenire umano.
La narrazione sottende una logica di trasformazione simbolica, ma non si tratta di logica di ordine concettuale. In questo processo di trasformazione operato dall'autore, anche il vocabolo racconto trasla la propria definizione lasciandosi sfuggire la tradizionale connotazione data da Sassure, perdendo l’elemento intrinseco, concettuale, costituito dal significato, ammantandosi solo dell’elemento formale, esterno, il significante.
È così che Daniele annega nel contesto simbolico anche la parola racconto, attraverso un’operazione di trasformazione, caricandola di un valore differente che non si associa più all’idea concettuale della storia, come narrazione e testo, ma assume in sè altre valenze che conducono il lettore attraverso una sorta di viaggio iniziatico ai segreti della nostra terra, con il sangue e con l’acqua.
È sempre così nei racconti di questo scrittore, rabdomante dell’acqua e del sangue che scorre nelle viscere della coscienza. Interprete e medium delle cose ordinarie, narra, simile a un cantore, di paure ancestrali sepolte nelle righe della stratificazione culturale che, sopravvissute, si nascondono nelle pieghe dell’inferno quotidiano. Daniele è uno scrittore controtendenza.
Mentre, la società progredita prepara l’uomo all'immortalità sociale, quasi si affretta a “nascondere la morte”, e come diceva Lombardi Satriani, “prova a cancellare la morte, il suo decorso, processualità, passaggio”, la narrazione di Daniele ne mostra gli aspetti, quasi a sottolineare quanto “la rimozione individuale o collettiva della morte non sia mai operazione definitivamente vincente. La morte ritorna come spettro, presenza cangiante, che percorre sotterranei, meandri, scorciatoie e diffonde angoscia irriconosciuta, nullificando lo sforzo dell'uomo”. Qui la riflessione di Daniele sulla natura dell’uomo, sul dolore, attraverso le sue storie, si spinge fino alle fondamenta della vita, attraverso una sorta di metafisica del corpo, proprio in virtù del ciclo di morte e rinascita dove “l’acqua si fa lacrima e precipita tornando alla terra”.
Questa è l’acqua e il sangue di Daniele, la mutazione alchemica degli opposti, il sangue, il caldo, la vita, l’acqua, le profondità, la morte ma nuovamente la vita. Siamo di fronte a una trascendenza che ha come oggetto l’uomo, con tutta la sua fisicità, tutta la sua sofferenza. Tutto nella scrittura di Daniele è trascendenza, come testimoniato dai piani differenti di realtà e luoghi della mente che riesce abilmente a trasmettere attraverso la sua scrittura. Quando scrivo questo, penso ancora alle frasi del mio insegnante, lo studioso Lombardi Satriani: "Non si tratta di uno spazio geometrico, bensì di uno spazio esistenziale e sacro, con una struttura completamente diversa, suscettibile di un'infinità di letture, quindi di comunicazioni con il trascendente”. Siamo nell’ambito del rituale, del ciclo, della moltitudine di simbologie che si sprigionano dalle relazioni che Daniele intesse raccontando semplicemente la storia, l’esperienza di persone comuni, destini in bilico sospesi tra la vita e la morte. Molto forte nei racconti è l’elemento della possibilità, la speranza del cambiamento dalle cure quotidiane, disattesa dall’ineluttabilità del Ciclo, una sorta di tematica delle illusioni che nulla conta di fronte alla necessità, a ciò che deve essere compiuto. In questo senso, le persone e i loro destini finiscono sullo sfondo, sacrificate tutte alla continuità dell'innarrestabile divenire ciclico, un’alternarsi infinito di sangue e acqua che alimenta ciò che non è manifesto ma solo percepito. Solo a volte, la percezione si concretizza in visione e allora compare il Monstrum. L’elemento sovrannaturale gli vale l’etichetta di genere, horror, laddove il genere è già stato superato da tempo. Daniele è uno scrittore, poi è anche uno scrittore horror. Mi piace pensare a questo suo complesso processo creativo identificandolo con il verbo greco ποιέω, a indicare una sorta di creazione legata alla Φύσις, la forza creativa degli antichi che, come l’acqua e il sangue, pulsa e sgorga con forza dalla sua penna perché incontenibile. Impulsività e passione ma anche sofferenza, cura e attenzione ma, soprattutto, tanto amore per questa materia magmatica, questa musa volubile e travolgente che chiamiamo scrittura. Questo e altro si può trovare nelle pagine de “I racconti del sangue e dell’acqua” di Daniele Picciuti.


Il libro si può trovare nelle migliori librerie e su web al seguente indirizzo:

http://www.baedizioni.it/catalogo/i-racconti-del-sangue-e-dellacqua

Di seguito, il booktrailer

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