25 October 2011

Knife n°2: Il 18° Vampiro, il 36° Giusto, l'esistenzialismo di Claudio Vergnani.

da Knife Magazine.




Eccoli. Due tomi dalle copertine accattivanti. Questi due libri mi guardano in
modo sinistro. La copertine lucide sembrano riflettere il mio contorno. Ho
esagerato forse con il whisky da discount che beve Vergy? No.
So di che parlo.
Mi trovo di fronte a un sogno di 1094 pagine realizzato da Claudio Vergnani.
Ho desiderio di scrivere di questi due volumi, il 18° vampiro e il 36° Giusto,
come un provetto lettore trasportato dall’entusiasmo della scoperta di un
bravo scrittore. Avrei voglia di provare a fare un’analisi dei due testi ma non
mi viene in mente nulla. La verità è che non ne ho nessuna voglia.
È strano. È come se le parole di Claudio fossero entrate dentro di me, avessero
agito a un livello più profondo rispetto al solito. La lettura di questi libri è
stata un sogno. Mi sono identificato con Vergy, con Claudio (il personaggio,
il narratore). L’altra sera camminavo per la città, fumando il mio tabacco e mi è venuto in
mente quel passo del 18° vampiro:

“La città, già di per sé buia, era resa più scura dalla pioggerella
insistente. Ma non era un buio tetro, bensì una luce discreta,
protettiva, accogliente. Carezzava le cose senza ostentarle, le
rivelava senza snudarle, offriva loro nuovi e più intimi significati e
piani di esistenza.”

Ho capito che mi succede così con i libri di Claudio, un autore che scrive di
fantasia, di vampiri, ma nei suoi testi ci sono più verità di quante se ne trovino
in opere che si dicono realiste. Claudio è un poeta della precarietà, della
disperazione della condizione umana, la conosce, la rivela e fa amare di essa
il lato romantico.




Claudio scrive di vampiri e nel farlo trasforma la sua prosa da racconto
fantastico conferendogli un valore fortemente esistenzialista. Claudio è anche
un filosofo della precarietà, il cui esistenzialismo scaturisce potente, non
attraverso termini filosofici altisonanti o attraverso paradigmi complessi, ma
attraverso l’umanità dei protagonisti, la loro interiorità, il loro essere deboli.
Questa è la sua forza, la forza dei suoi personaggi, la forza a cui attingono i suoi
lettori. Anche attraverso il turpiloquio si giunge ad apprezzare il valore della
propria esistenza, ma si comprende meglio la necessità, il coraggio malgrado
la debolezza. La fragilità dell’individuo e il limite della propria esperienza
individuale di fronte al fenomeno. Laddove l’orizzonte gnoseologico messo
davanti al monstrum rivela l’impotenza e la piccolezza dell’individuo al
cospetto del prodigio spirituale, si concretizzano dei valori di umanità, di
coraggio, di grande dignità di fronte all’orrore della vita.
Poi, ci sono i vampiri, descritti nei minimi particolari, che sembrano zombie
animati da un imperativo biologico di fronte a un’esperienza di constatazione
empirica del limite dell’uomo. Uomini e vampiri trascinano le loro esistenze
spinti al conseguimento di un solo obiettivo: sopravvivere.
Potrei affermare che i libri di Claudio te li porti dentro. Vampiri o no, il
messaggio di questo scrittore è il seguente: “La loro mancanza di futuro si
intreccia con la nostra voglia di speranza.” La prospettiva dell’uomo che
spera nel sovrannaturale, che lo aiuta a fronteggiare il reale. La verità è
che, si sia vampiri o no, affrontare la vita con coraggio e senza mentire a se
stessi, è dura. Per questo, il lungo racconto di questo scrittore è un’enorme
allegoria del vivere quotidiano, una storia intima raccontata attraverso la
coscienza del protagonista, la sua griglia interpretativa della realtà, che è,
in fondo, la mente e, soprattutto, il cuore di questo scrittore.
L’orrore e l’incanto, i desideri inespressi, le occasioni sfuggite, il bisogno
di amare e essere amati, l’amicizia, forte, di questi due uomini. Sullo
sfondo, un mondo trasformato al limite della desolazione, una desolazione
interiore.

Luigi

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http://nerocafe.net/wp-content/uploads/2011/10/knife2.pdf

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